Potere disciplinare e condotte extralavorative: il caso OnlyFans

di Umberto Izzo

Abstract

Il presente contributo analizza le possibili ripercussioni derivanti dall’utilizzo della piattaforma OnlyFans da parte dei lavoratori subordinati, ponendo in risalto la delicata relazione tra autodeterminazione e obblighi professionali. I recenti casi riportati dalla stampa, riguardanti licenziamenti o sanzioni disciplinari comminate a dipendenti impegnati nella creazione di contenuti per adulti, dimostrano come la questione non sia meramente teorica, ma abbia ormai assunto una tangibile rilevanza pratica. In un contesto segnato da forme di lavoro in trasformazione, da una visibilità digitale sempre più pervasiva e da sensibilità culturali in rapido mutamento, si impone dunque un’attenta valutazione, capace di delineare con precisione il confine tra la sfera privata del lavoratore e i legittimi interessi organizzativi e reputazionali aziendali. Si precisa, infine, che la qualificazione di OnlyFans come luogo di lavoro sessuale non costituisce il nucleo centrale della ricerca, ma è considerata un elemento strumentale utile a comprendere la natura dell’attività e il contesto digitale in cui essa si svolge.

The following contribution examines the employment implications of subordinate workers’ use of OnlyFans, exploring the legal tension between personal autonomy and professional duties. Recent cases reported in the press, involving the dismissal or disciplinary sanctioning of employees engaged in online adult content creation, demonstrate that the issue is not merely theoretical but has acquired concrete practical relevance. In light of evolving work patterns, digital exposure, and shifting cultural norms, a careful and nuanced legal assessment is required to delineate the boundaries between the worker’s private sphere and the employer’s legitimate organizational and reputational interests. Finally, it should be clarified that the qualification of OnlyFans as a form of sexual labour is not the central focus of the research; rather, it is considered an instrumental element for understanding the nature of the activity and the digital context in which it takes place.


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