Ancora sul trasferimento illegittimo di ramo d’azienda e sul diritto alla doppia retribuzione

Nota a Tribunale di Milano, Sez. Lav., sentenza 1° luglio 2025, n. 2933

di Isabella Accardo

Abstract

Con la sentenza n. 2933 del 1° luglio 2025, il Tribunale di Milano si è pronunciato sulle conseguenze patrimoniali della dichiarazione di illegittimità del trasferimento di ramo d’azienda, chiarendo la natura retributiva delle somme dovute al lavoratore riammesso in servizio a seguito di un rifiuto ingiustificato del datore originario (già e non più cedente) di riceverne la prestazione. Il giudice, richiamando la figura giuridica della mora credendi, ha escluso l’applicabilità del meccanismo dell’aliunde perceptum, così come di istituti alternativi quali l’adempimento del terzo, il distacco o astreinte, ribadendo che il rifiuto datoriale di accettare la prestazione determina l’insorgenza di un autonomo obbligo retributivo. La pronuncia consolida l’orientamento giurisprudenziale favorevole al riconoscimento della c.d. “doppia retribuzione”, quale logica conseguenza della coesistenza di due distinti rapporti di lavoro. Pur riconoscendo la coerenza della decisione, rimangono osservabili alcune criticità sistematiche che rendono auspicabile un intervento legislativo chiarificatore.

In judgment no. 2933 of 1 July 2025, the Court of Milan ruled on the financial consequences of declaring the transfer of a business unit unlawful, clarifying the nature of the remuneration owed to an employee reinstated following an unjustified refusal by the original employer (no longer the transferor) to accept their services. The judge, referring to the legal concept of mora credendi, ruled out the applicability of the aliunde perceptum mechanism, as well as alternative institutions such as third-party performance, secondment or astreinte, reiterating that the employer’s refusal to accept the service gives rise to an independent remuneration obligation. The ruling consolidates the case law trend in favour of recognising so-called “double remuneration” as a logical consequence of the coexistence of two separate employment relationships. While acknowledging the consistency of the decision, there remain some systemic issues that make clarifying legislative intervention desirable.


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