Il periodo di comporto tra malattia e disabilità: profili evolutivi alla luce del diritto antidiscriminatorio europeo

di Giada Della Rocca

Abstract

Il contributo analizza la disciplina del periodo di comporto alla luce dell’evoluzione del concetto di malattia e della sua progressiva riconduzione, nei casi di patologie di lunga durata, alla nozione europea di disabilità. In tale prospettiva, il saggio esamina le criticità dell’applicazione di un periodo di comporto unico e indifferenziato, evidenziando il rischio di effetti discriminatori, alla luce della sentenza Pauni della Corte di giustizia (C-5/24). Pur ritenendo astrattamente legittimo un comporto uniforme, la Corte ne subordina la compatibilità con il diritto dell’Unione alla sua proporzionalità rispetto alla finalità di politica sociale perseguita e al fatto che esso non ostacoli l’effettiva attuazione dell’obbligo di accomodamenti ragionevoli. Ne deriva che il superamento di un comporto unico non legittima automaticamente il licenziamento del lavoratore con disabilità, imponendosi una valutazione individualizzata sull’effettiva esplorazione e, ove praticabile, adozione di misure idonee a consentire la prosecuzione dell’attività lavorativa.

 

The article examines the regulation of the sick leave qualifying period in light of the evolving concept of illness and its progressive alignment, in cases of long-term conditions, with the European notion of disability. From this perspective, the paper analyses the critical issues arising from the application of a single and undifferentiated qualifying period, highlighting the risk of discriminatory effects in light of the Court of Justice’s Pauni judgment (C-5/24). While the Court considers a uniform qualifying period to be abstractly compatible with EU law, The Court makes the compatibility of such a uniform qualifying period with EU law conditional upon its proportionality in relation to the social policy objective pursued and on the fact that it does not hinder the effective implementation of the obligation to provide reasonable accommodation. It follows that the mere exceeding of a uniform qualifying period does not automatically justify the dismissal of a worker with a disability, since an individualised assessment is required as to whether reasonable accommodation measures have been effectively explored and, where feasible, adopted in order to enable the continuation of the work activity.


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