Dequalificazione e “valore” della professionalità: ripartizione degli oneri probatori ed elementi presuntivi per la determinazione del risarcimento del danno in via equitativa

Nota a Corte di cassazione, Sez. Lav., ordinanza 2 maggio 2025, n. 11586

di Michelangelo Salvagni

Abstract

L’ordinanza del 2 maggio 2025, n. 11586 della Corte di cassazione, consolida il proprio orientamento in tema di dequalificazione affermando che l’assegnazione a mansioni inferiori rappresenta un fatto potenzialmente idoneo a produrre una pluralità di conseguenze pregiudizievoli consistenti sia nell’impoverimento della capacità professionale del lavoratore sia nella mancata acquisizione di un maggior “saper fare”. Tuttavia, il danno professionale non è in re ipsa, ma deve essere concreto e provato dal lavoratore e il giudice di merito, per liquidare il danno, deve indicare specifici elementi fattuali che dimostrino l’effettiva incidenza negativa subita, potendo le prove includere anche presunzioni, ma non può basare il risarcimento solo sulla condotta inadempiente.

Order no. 11586 of May, 2, 2025, of the Court of Cassation consolidates its position on the issue of de-skilling, stating that assignment to lower-level tasks is potentially capable of producing a number of prejudicial consequences, consisting both in the impoverishment of the worker’s professional skills and in the failure to acquire greater “know-how”. However, professional damage is not in re ipsa, but must be concrete and proven by the worker, and the trial judge, in order to liquidate the damage, must indicate specific factual elements that demonstrate the actual negative impact suffered, with the evidence also including presumptions, but cannot base the compensation solely on the non-compliant conduct.


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