La rappresentatività sindacale tra criteri, misurazione e pluralismo. Riflessioni a margine della sentenza della Corte costituzionale n. 156/2025

di Michele Squeglia

Abstract

La sentenza della Corte costituzionale n. 156/2025 interviene in modo significativo sulla disciplina della rappresentatività sindacale, dichiarando l’illegittimità dell’art. 19 St. lav. nella parte in cui non consente la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali anche nell’ambito delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La pronuncia, resa in via incidentale nel contesto di un giudizio ex art. 28 St. lav., pone al centro il principio di pluralismo sindacale (artt. 3 e 39 Cost.) e ridimensiona la tradizionale identificazione tra rappresentatività e legittimazione negoziale, attenuando il ruolo della sottoscrizione quale criterio selettivo autosufficiente. Muovendo da tale arresto, il contributo analizza criticamente i principali criteri di misurazione oggi evocati nel dibattito – dai parametri tecnico-amministrativi ai riferimenti previdenziali e settoriali – mettendone in luce limiti di sistema e rischi selettivi. L’analisi mette in evidenza il carattere interinale della soluzione adottata dalla Corte e sottolinea la necessità di distinguere tra strumenti di misurazione e criteri di legittimazione, nella prospettiva di un equilibrio ragionevole tra certezza delle regole ed effettività del pluralismo sindacale.

Constitutional Court judgment no. 156/2025 has a significant impact on the rules governing trade union representativeness, declaring Article 19 of the Labour Statute to be unlawful insofar as it does not permit the establishment of company-level trade union representatives even within trade union organisations that are comparatively more representative at national level. The ruling, handed down incidentally in the context of proceedings under Article 28 of Law No. 300/1970, focuses on the principle of trade union pluralism (artt. 3 and 39 of the Constitution) and re-evaluates the traditional identification between representativeness and bargaining legitimacy, diminishing the role of membership as a self-sufficient selection criterion. Building
on this ruling, the paper critically analyses the main measurement criteria currently invoked in the debate – from technical-administrative parameters to social security and sectoral references – highlighting systemic limitations and selective risks. The analysis highlights the provisional nature of the solution adopted by the Court and emphasises the need to distinguish between measurement tools and criteria of legitimacy, with a view to achieving a reasonable balance between regulatory certainty and the effectiveness of trade union pluralism.


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