I Comitati Aziendali Europei tra criticità normative e sfide partecipative: verso la riforma della Direttiva 2009/38/CE

di Antonella D’Andrea
Abstract
L’articolo esamina la disciplina dei Comitati Aziendali Europei (CAE) quale principale strumento di informazione e consultazione transnazionale dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di dimensione europea, alla luce del quadro normativo delineato dalla Direttiva 2009/38/CE e dei principi sanciti dal diritto primario dell’UE, dalla Carta dei diritti fondamentali e dal Pilastro europeo dei diritti sociali. L’analisi mette in evidenza le principali criticità applicative e strutturali dell’istituto: la natura meramente consultiva, l’indeterminatezza delle garanzie procedurali, i limiti nell’accesso alle informazioni strategiche e la debolezza dei meccanismi di enforcement. Il contributo approfondisce, quindi, le linee essenziali della proposta di riforma della Commissione europea orientata al rafforzamento dei diritti partecipativi, alla chiarificazione delle nozioni di tempestività e transnazionalità, nonché all’introduzione di sanzioni effettive e strumenti di tutela giurisdizionale più incisivi. In una prospettiva comparata, vengono esaminati modelli extra-UE e strumenti di soft law globale, quali i Transnational Company Agreements, per evidenziare potenzialità e limiti del modello eurounitario. Le conclusioni sottolineano la necessità di un ripensamento del ruolo dei CAE nella governance multilivello dell’impresa multinazionale, al fine di renderli strumenti effettivi di dialogo sociale transnazionale e di protezione dei diritti fondamentali dei lavoratori nel mercato europeo integrato.
The article examines the legal framework governing European Works Councils (EWCs) as the primary instrument for transnational information and consultation of workers in European-scale undertakings and groups. The analysis is conducted in light of the framework laid down by Directive 2009/38/EC and the principles enshrined in EU primary law, the Charter of Fundamental Rights, and the European Pillar of Social Rights. The analysis highlights the main critical issues in the application and structure of the institution: its purely consultative nature, the vagueness of procedural guarantees, the limitations on access to strategic information and the weakness of enforcement mechanisms. The article then examines in depth the key elements of the European Commission’s reform proposal aimed at strengthening participatory rights, clarifying the concepts of timeliness and transnationality, and introducing effective sanctions and enhanced judicial remedies. From a comparative perspective, non-EU models and global soft law instruments, such as Transnational Company Agreements, are examined to highlight the potential and limitations of the EU approach. The conclusions emphasise the need to rethink the role of EWCs in the multi-level governance of multinational companies in order to make them effective tools for transnational social dialogue and for the protection of workers’ fundamental rights in the integrated European market.