Il superamento del periodo di comporto e la discriminazione indiretta del lavoratore disabile: spunti interpretativi ed ipotesi alternative

Nota a Corte di cassazione, Sez. Lav., sentenza 31 marzo 2023, n. 566

di Michele Diana

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Abstract
La disciplina antidiscriminatoria suscita ancora molti dubbi, interpretativi ed applicativi, apparendo a volte anche autocontraddittoria. Alla luce di ciò, il presente contributo è proteso ad esaminare gli aspetti di questa disciplina che, ad avviso dello scrivente sembrano essere quelli più solidi. In primo luogo, c’è l’obiettivo concreto che il legislatore eurounitario si è prefisso di raggiungere, il quale pertanto, non potrebbe mai essere oggetto di dubbi, né tantomeno compresso od arginato dalle varie “disposizioni” (siano esse nazionali od extra-UE). Un altro punto essenziale risiede nell’accezione giuridica che si intende attribuire alle “soluzioni ragionevoli”, trasformate con la Convenzione ONU del 2006 (CRPD), in “accomodamenti ragionevoli”. Nel contesto di tali questioni ancora “aperte”, l’autore introduce dubbi aggiuntivi ed esplora ipotesi alternative.

The anti-discrimination discipline still raises many interpretative and applicative doubts, appearing at times even self-contradictory. In light of this, the present contribution seeks to scrutinize the facets of this discipline that, in the author’s perspective, appear most solid. First and foremost is the concrete objective that the European Union legislator has set out to achieve, which therefore could never be questioned or restricted by various “provisions” (whether domestic or extra-EU). Another pivotal consideration involves the legal meaning attributed to “reasonable solutions,” transformed by the 2006 UN Convention (CRPD) into “reasonable accommodations.” In the context of those still-open issues, the author introduces additional doubts and explores alternative hypotheses.